Sito Ufficiale A.S.D. Reggiana Calcio a 5

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Dopo qualche settimana passata a ragionare in termini generali sulle differenze più strutturali tra calcio a 5 e futbol sala, vorrei dedicare uno spazio ad alcuni aspetti direi più superficiali ma che possono permettere di avere una visione concreta, e magari divertente, di quello que pasa da queste parti.
Riprenderemo poi nei prossimi numeri le nostre scorribande alla ricerca dei motivi che separano così tanto queste due versioni dello sport più bello e controverso del mondo, per lo meno per quelli che leggono questa rubrica!
Per tutti coloro che hanno fatto sport è naturale pensare che all’interno di questo vi siano dei rituali ben codificati che più o meno si ripetono dappertutto allo stesso modo. Così, all’inizio della mia avventura come giocatore di calcio a 5 in Spagna, ho costruito nella mia fantasia il momento dell’appello da parte dell’arbitro pensando a quante volte avrebbero sbagliato il mio nome, proprio come accade sistematicamente ai ragazzi stranieri in Italia. O a quante volte avrebbero forse sottolineato la mia provenienza italiana, fatto da queste parti piuttosto raro. E invece, nulla di tutto questo. L’appello non si fa. E per un pezzo non sono riuscito a capacitarmi di questo fatto.
In Italia esiste una specie di zona franca all’interno della quale solo alcune persone possono accedere e che l’appello va a legittimare prima di tutto per una questione di sicurezza. Inoltre naturalmente è una forma di controllo rispetto all’identitá delle persone. Qui invece c’è un responsabile che predispone una distinta con i cartellini in ordine per numero y ya esta. Tutto qui. All’interno dello spogliatoio entra ed esce chi vuole, prima della partita, così come tra il primo e il secondo tempo. Il concetto di rispetto delle regole è molto meno paranoico di quello presente in Italia e, almeno per quanto mi hanno detto i miei interlocutori, a parte rare eccezioni non ci sono stati particolari problemi con questo modo di fare.
Per me è stato come privarmi di una parte importante della preparazione alla partita, quella in cui ritrovi la tua concentrazione, dai un’occhiata all’arbitro, ti dici le ultime cose, fai l’urlo prima di uscire.
Perso l’appello tutte queste cose si sparpagliano in altri momenti. Si esce dallo spogliatoio praticamente allo scoccare dell’orario prestabilito per l’inizio della gara e una squadra alla volta correndo entra in campo, raggiunge la metá campo e saluta il pubblico con un applauso reciproco. Dopo tocca ai padroni di casa che eseguono la stessa entrata volante una volta che gli avversari si sono spostati verso la panchina. Ogni squadra si ricompone per le ultime indicazioni e poi c’è l’urlo di carica ai bordi del campo. I due capitani in solitudine intanto fanno un sorteggio con gli arbitri e si parte.
C’è una forte esigenza di contatto fisico che ad esempio si manifesta non solo in ogni momento della partita attraverso lo scambio di 5 in continuazione, ma anche in allenamento dove ogni persona che arriva in palestra dà un 5 a tutti i presenti, esattamente come ho visto sempre fare dai giocatori brasiliani.
Il regolamento ha alcune differenze sostanziali. Fino a 3 anni fa falli laterali e calci d’angolo venivano battuti con le mani e il gioco era, a detta di molti, decisamente più spettacolare: c’erano molte più giocate volanti, colpi di testa, possibili schemi su palle ferme. Poi per adattarsi al regolamento internazionale si sono a malincuore adeguati.
Per quanto riguarda le sanzioni non vengono cumulati i cartellini gialli partita dopo partita. Un giocatore può prendere sistematicamente il suo cartellino settimanale senza mai scontare una giornata di squalifica. Allo stesso modo se nella partita viene espulso per somma di ammonizioni il sabato dopo sará in campo. L’unico modo per essere squalificato è subire una espulsione diretta. Mi sono fatto l’idea che questa regola esista per una banale esigenza di semplificazione.
I time out vengono segnalati da una sirena, così come il quinto fallo. Cosìcchè al termine della partita spesso si può assistere ad una serie di sirene che suonano ad innalzare la concitazione degli ultimi minuti.
Non esiste il momento fairplay: al fischio finale tutti sparsi per il campo come qualche anno fa in Italia a stringere la mano agli avversari. Se non ti va, te ne vai nello spogliatoio e va bene così.
Spesso il pubblico è molto organizzato e all’interno dei palazzetti è possibile trovare un gruppo di tifosi con tamburi e trombette. Nelle situazioni più avanzate ci può essere anche una vera e propria banda musicale che accompagna le azioni di gioco della squadra di casa oppure sbeffeggia con suoni ridicoli le sortite degli avversari.
Prima della partita invece musica a palla da discoteca. Il pubblico à abbastanza numeroso, ma dipende molto dalle cittá in cui si gioca. Per ora nella nostra serie B ho visto dalle 50 alle 100 persone sugli spalti, tendenzialmente corretti anche se molto dediti alle prese in giro.
Ogni categoria ha un pallone di gioco della stessa marca, quindi ad esempio finora ho visto solo palloni bianchi della PUMA.
Le porte non sono fissate e può capitare che in partita si muovano a seguito di un’azione convulsa in area o per un palo colpito con un tiro violento.
Molte di queste cose credo siano legate ad una forma di maggiore libertá da parte della cultura spagnola che non ama particolarmente gli sbattimenti. Così l’appello pre-gara come l’avvitamento delle porte non hanno avuto molte possibilitá da queste parti.
Infine una parentesi sugli orari: si gioca rigorosamente di pomeriggio, in genere dalle 17 in poi. Il sabato mattina ha una sua sacralitá intoccabile. Giocare a quest’orario per me ha un fascino diverso ma in molti mi hanno confidato che sarebbe meglio giocare prima, che so, alle 15 ad esempio!
È proprio vero che non si è mai contenti di quello che si ha!!!
 
Massimiliano

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