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EN BANDA CONTRARIA - numero 1 – 13 ottobre 2009
In questi 4 mesi di permanenza a Valencia ho messo in relazione una quantitá smodata di informazioni che riguardano vari aspetti della vita di questa cittá in particolare e della Spagna in generale attraverso una serie di perlustrazioni qua e lá (Zaragoza, Pamplona, San Sebastian, Bilbao, Burgos, Altea, Alicante, Murcia). Ma naturalmente prevale, come dicevo nel numero zero, l’occhio di Valencia.
L’impressione più forte che ho potuto ricavare è che qui si vive con uno stile e un ritmo di vita più calmo, meno caotico di quello che sento più vicino all’Italia che ho lasciato. Non che abbia visto in giro solo fiesta e siesta (anche se d’estate ne ho visto parecchie), ma stare qui richiede di riadeguare certi schemi mentali rispetto alla considerazione del tempo, degli impegni, dell’ansia con la quale si affronta un qualsiasi progetto o una semplice giornata.
Questo aspetto di base influenza ogni cosa e quindi anche il futbol sala di cui questa rubrica cerca di dare una sorta di visione in presa diretta dall’obiettivo ristretto della mia esperienza personale.
Prima della mia partenza in un libro (“Spagnoli. Se li conosci non li eviti” di Launay Drew) avevo letto che gli spagnoli odiano tutto ciò che non li fa divertire e quindi lo evitano. Si trattava di certo di una esagerazione, ma come sempre all’interno di queste osservazioni si nasconde un fondo di veritá.
Rispetto al lavoro fisico ho ritrovato questa linea. Nelle mie finora ancora risicate esperienze ho potuto constatare come qui il concetto di futbol sala senza la palla non sia molto considerato. Spesso la parte atletica viene rienterpretata in forma giocosa con esercizi di contatto fisico e gare a squadre.
Vi è un rapporto molto stretto con il pallone ed è difficile concepire un allenamento in cui non si toca la bola. Di conseguenza il tempo per il riscaldamento è piuttosto limitato così come quello per la parte atletica, più concepita come un supporto ad un lavoro che in prevalenza avviene sul campo.
Molte squadre inoltre, per quanto riguarda la parte più prettamente di corsa, si allenano nei parchi all’aperto grazie ad un clima molto clemente, con poca pioggia e poco freddo (per avere un’idea, qui a Valencia non ci sono i termosifoni nelle case).
Vi è una ricerca continua del contatto con la palla il quale si manifesta in una serie di esercizi di allenamento che riproducono sezioni di partita e non singoli gesti specifici. Qui sta una grossa differenza con l’Italia che spesso riprende esercizi dal calcio e spezzetta le varie fasi della partita in una serie di esercizi mirati. Da queste parti invece prevale una cultura più specifica del calcio a 5 che propone esercizi in modo globale. Questo è stato uno degli aspetti per il quale ho incontrato più difficoltá ad adattarmi. Finora ho ritrovato molto poco del modo di allenarmi degli ultimi 10 anni in Italia ed ogni serata ho imparato qualcosa di nuovo, come gli esercizi con le porte vaganti per il campo (l’idea di fissare le porte qui non è arrivata, né negli allenamenti, né nelle partite, né con le catene né con i sacchi), o tutte le infinite varianti di attacco e difesa con mescolate superioritá/inferioritá e attacco/contrattacco.
Durante la partita questi aspetti trovano la loro manifestazione in una modalitá di gioco improntata al possesso spasmodico del pallone, anche con l’avversario molto vicino. Praticamente tutte le squadre giocano a zona e a pressione quindi risulta praticamente inevitabile giocare molto sulla tecnica di base, utilizzare tantissimo passaggio e movimento senza palla (se ti fermi non ci salti fuori) e l’uomo in mezzo alle linee. Il livello tecnico è molto alto e tutti i giocatori possiedono un buonissimo tocco di palla e di gestione con la suola in tutte le varianti possibili.
Prevale la giocata di partenza a 4, senza un pivot di riferimento e anche questo elemento enfatizza a maggior ragione gli aspetti che ho descritto finora (mi hanno detto però ci sono stati in passato innamoramenti provvisori dell’uso del pivot). Si gioca in spazi piccoli privilegiando la pared (il nostro 1-2 in fascia), la giocata in parallela e liberare l’uomo sul lato più che davanti all’area alla Bobo Vieri. Le partite hanno un ritmo molto alto e le rotazioni dei giocatori sono molto marcate.
Sto ancora cercando di mettere a fuoco quelle che ad oggi sono solo sensazioni.
Per comprendere appieno le tante differenze credo sia importante mettere insieme tutta una serie di considerazioni che intrecciano aspetti culturali, logistici, organizzativi, sociali...
Vedremo di portarli un poco alla volta.
Massimiliano. |
                
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