Sito Ufficiale A.S.D. Reggiana Calcio a 5

o ooo

 

.::Home Page::.

.::Chi Siamo::.

.::La Società::.

.::Le Squadre::.

.::Palazzetto::.

.::Ris. e Class.::.

.::Photo::.

.::Giornalino::.

.::Contatti::.

.::Links::.

.::Archivio::.

lll

Altra puntata leggera per en banda contraria.
Vorrei fare una carrellata delle parole che vengono utilizzate sul campo e nell’ambiente del futbol sala in generale. Un po’ per capire qualcosa di più di quello che capita da queste parti, un po’ per farci quattro risate.
Le parole sono importanti perché sono il modo che abbiamo di descrivere la realtá, con tutte le sfumature che una parola invece di un’altra può avere e la capacitá di cogliere maggiormente alcuni aspetti e significati sottostanti.
Intanto futbol sala invece che calcetto o calcio a 5 indica in modo forte l’idea che si giochi all’interno di una struttura e infatti qui è scontato che non si giochi sull’erba sintetica sotto la neve a dicembre o il sole afoso di Milano Mirattima durante i play off (per citare quello che accade in Emilia Romagna). È interessante vedere che anche nel modo di chiamare questo sport ci sia ancora una certa confusione in Italia e in molti ultimamente, vista l’influenza brasileña nel nostro paese, lo chiamano futsal. Fantastica l’intestazione del palazzetto della squadra veneta di Montecchio nel vicentino che media con un creativo Calcetto a 5.
Insomma sembra che ancora non siamo riusciti a dare un’identitá a questa disciplina, a partire proprio dal nome.
Credo che ci sia in Italia ancora un’inflenza molto forte (certamente, anche se presente, più che in Spagna) del calcio rispetto al calcio a 5, tanto che risulta molto complicato staccare uno dall’altro e il risultato è che si finisce per trasformare il calcio a 5 in una specie di miniatura del calcio a 11. In questo trasportando tutta una serie di idee, di concetti, di impostazioni da un contenitore all’altro senza considerare che si tratta di sport, che a parte l’uso dei piedi, non hanno molto in comune (soprattutto per chi fa parte dell’ambiente). Ma anche questa è un’altra storia che vedremo magari un’altra volta.  
Intanto bisogna dire che lo spagnolo o meglio il castigliano, traduce tutto, ma proprio tutto. Tutte quelle parole che noi prendiamo dall’inglese loro le hanno trasformate in una seria bellissima di traduzioni. A titolo di esempio il time out è un eccezionale tiempo muerto.
In Spagna la parte lunga del campo si dice largo, la parte larga si dice ancho.
La fascia è la banda, la fascia opposta la banda contraria (e da qui anche il titolo della nostra rubrica), la metá campo media cancha. La porta è la porteria. Il fallo laterale e il calcio d’angolo saque de banda e saque de corner. Il rigore è il penalti, il tiro libero il doble penalti (perché quando era da 12 metri era il doppio dei 6 metri del rigore).
Il verbo sacar, che vuol dire un sacco di cose in castigliano, si usa per mettere in gioco la palla, per battere una qualsiasi palla ferma, per indicare durante l’allenamento l’inizio di un esercizio con la palla. Quindi saca este, saca acuello.
Il contropiede è solo un contra oppure un contraataque con 2 A.
Tirare in porta è pegar, tirare forte è arreventar o pegar una hostia. Sì, sì, proprio una ostia!
Derecha, izquierda, adelante, atras sono le indicazioni per muoversi nel campo da una parte all’altra: destra, sinistra, avanti, indietro.
Salire è subir, andare in profonditá è hundar. Così in partita si dice continuamente sube sube o hunda. Oppure anche baja, abbassati per dire torna. E lo stesso c’è un proliferare di deja (lascia) e sigue (segui).
L’arbitro pita con il suo fischietto e tira fuori targeta amarilla o roja.
Il centrale difensivo è il sierre, il pivot è il pivot anche se in valenciano si pronuncia pivoch.
L’intermedio, quando si va a pressare 2-1-1, è il corrector, evidentemente perché è quello che corregge la difesa in base al movimento degli avversari.
Nel calientamento (riscaldamento) girare intorno al campo è rodear, fare streching estirar.
Quando devi fare una sovrapposizione devi doblar, quando fai un 1-2 fai la pared, con la bella immagine di una parete contro cui far sbattere il pallone per uscire dalla marcatura dell’avversario.
Se devi segare qualcuno lo puoi (di nuovo) arreventar oppure proprio levantar, sportivamente alzarlo da terra.
Poi ci sono le frasi fatte nello spogliatoio e nei discorsi pre partita. C’è casa piter, o casa pedro o casa pepe per indicare un posto in cui si fa tutto quello che si vuole. Tizio, caio e sempronio sono spettacolarmente fulanito, fulanita, menganito. Non ci credevo.
I maroni sono los huevos quindi quando si inneggia a mostrare gli attributi si dice tener huevos.
Una stupidaggine è una gilipollez, uno stupido un gilipolla. Se poi diventa una cosa un po’ più grave di una stupidaggine andiamo nel campo della vera e propria barbaridad.
La voglia è la gana o quando è grande grande la illusion.
Vincere, perdere, pareggiare: ganar, perder (o palmar), empatar. Palmar vuol dire anche far sparire qualcosa, tipo quando ti freghi il materiale sportivo alla fine dell’anno.
La panchina è il banquillo, la convocazione la convocatoria, lo spogliatoio il vestidor. Tutta l’attrezzatura per giocare rientra nell’equipaje. La tuta è il chandal, la felpa l’efficacissima sudadora. La casacca è l’equivoco peto, i calzettoni las medias, i parastinchi (non c’entra proprio niente con l’italiano) espinilleras.
Per la categoria degli infortuni, la distorsione alla caviglia è la sguinze, la contrattura è un pinchazo cioè una puntura,  un infortunato è un lesionao. Quando sei stanco morto sei arreventao, giusto per usare ancora questa parola, come abbiamo visto sopra.
Infine, risonanza calabrese, il nastro adesivo è lo sparadrapo. E anche qui non ci credevo.
E tante tante altre parole che ti accorgi quanto sono importanti per giocare solo quando non le hai.
Buon Natale o meglio Feliz Navidad!

Massimiliano


ooollloloolololll