Sito Ufficiale A.S.D. Reggiana Calcio a 5

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Feliz año a todos! Ricominciamo le nostre peregrinazioni in terra spagnola. Dopo le 2 puntate leggere con aneddoti vari e tante parole e modi di dire, riprendiamo in mano il filo del discorso lasciato in sospeso. Sono passate diverse settimane quindi per chi avesse tempo e volesse mantenere il filo logico del ragionamento l’invito è di andare e a rileggersi i numeri 2 e 3.
Abbiamo introdotto alcuni degli aspetti che differenziano maggiormente il calcio a 5 spagnolo da quello italiano. Ci siamo addentrati nel buco nero del discorso legato al settore giovanile scoprendo che, per quanto si tratti di un aspetto molto importante per lo sviluppo di questa disciplina, non possa essere considerato separatamente da altre variabili. Queste prese nel complesso possono aiutarci a capire meglio le differenze e magari stimolarci a ritrovare un modello che sia vicino alle caratteristiche del nostro paese. Sì, perché se c’è una cosa sicura è che la Spagna non è l’Italia e per quanto nella nostra testa pensiamo che siano molto simili, culturalmente in realtá siamo davvero diversi sotto tanti profili, anche solo perché abbiamo storie davvero differenti, anche rispetto al più recente passato.
A Valencia ho riscontrato una forte vicinanza delle istituzioni al cittadino. Sará che a Reggio Emilia questa sensazione non la avevo, ma qui mi sembra che le persone possano sentire che il Comune, piuttosto che la Regione, piuttosto che lo Stato sono a sostegno. Nell’economia del nostro discorso vedo delle ricadute su diverse questioni. Ad esempio quella riguardante le strutture sportive. Il comune di Valencia mette a disposizione dei cittadini molte palestre, piscine e attrezzature per poter permettere alle persone di praticare a costi molto ridotti l’attivitá sportiva. L’idea qui è che fare sport sia un tuo diritto e quindi tutti devono poterlo fare. Per questo la cittá ha diverse aree attrezzate anche all’aperto dove è possibile praticare diversi sport: basket, calcio a 5, pattinaggio e addirittura anche ping pong. Praticamente ogni quartiere ha la sua palestra multisport e una o più aree attrezzate esternamente. Il piano regolatore impone di costruire case prevedendo la presenza di tali aree. Oltre a questo il fiume cittadino è stato deviato trasformando il suo letto in un gigantesco parco lungo una decina di chilometri e predisposto con campi da calcio, rugby, baseball, aree per skaters, piste ciclabili, piste per correre e così via. Quindi è facile comprendere come lo sport sia un aspetto importante della vita di Valencia, sia per la facilitá di accesso che per i prezzi nulli o quasi illusori (un ingresso in sala pesi vale poco più di 1 euro).
Le squadre di calcio a 5 poi dispongono o della pista legata alla scuola o all’universitá a cui sono affiliati, oppure detengono accordi agevolati per disporre di strutture comunali. In molte realtá parecchio più piccole di Valencia, addirittura il calcio a 5 costituisce lo sport principale e il centro sportivo risulta essere il motore culturale e di incontro del paese.
Una delle condizioni che rende possibile tale scambio è il rapporto che esiste tra cittadino e istituzione. Mentre in Italia vi è un conflitto aperto tra i due, qui in Spagna ho riscontrato una maggiore idea di contribuire tramite il pagamento delle tasse alla costruzione di beni comuni, specie per i più giovani. Sono rimasto molto sorpreso quando alcuni amici, a seguito di viaggi nello stivale, mi hanno chiesto come sia possibile che in Italia tante persone non paghino il biglietto dell’autobus.
Le strutture che permettono di sviluppare le diverse discipline sono poi costruite secondo alcuni criteri, come ad esempio nel caso del futbol sala le dimensioni del campo, il fondo e la struttura delle porte. In tal modo non vediamo quel proliferare incontrollato di proposte alle quali ho assistito nel mio girovagare per il nord Italia negli ultimi 10 anni, con una creativitá davvero notevole in fatto di dimensioni, di fondo e di porte.
Non è una novitá il fatto che i campionati italiani dalla serie B in giù da tempo soffrano delle enormi differenze che si riscontrano rispetto a societá che dispongono di campi al chiuso o all’aperto ma sembra che su questo punto, almeno per i campionati nazionali, sia finito il tempo delle deroghe infinite. In Spagna giá da tempo vi è l’obbligo di campi al chiuso per la serie B e, per le ragioni che dicevo sopra, sono molto rari campi all’aperto anche nelle serie provinciali, benché il clima sia molto più mite soprattutto da Valencia in giù.
Altro punto credo importante è la presenza delle universitá. Queste sono tenute in grande considerazione, soprattutto a Valencia che ha investito moltissimo nella costruzione di due poli universitari molto organizzati. Naturalmente l’universitá dispone di molte risorse, partendo dalle strutture sportive, dalla disponibilitá di abitazioni per studenti per non parlare dell’indotto enorme dato dal numero di ragazzi desiderosi di fare sport provenienti praticamente da tutto il mondo. Chiaramente rispetto alle possibilitá di sviluppo del futbol sala tutte queste caratteristiche sono una grossa spinta e non è un caso che la prima squadra di Valencia (tra le prime in serie A2) sia affiliata proprio con l’universitá.
Quindi aggiungiamo quest’altro pezzettino alla nostra analisi e vediamo se le cose cominciano ad essere più chiare.

Massimiliano.

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