.::Home Page::.
.::Chi Siamo::.
.::La Società::.
.::Le Squadre::.
.::Palazzetto::.
.::Ris. e Class.::.
.::Photo::.
.::Giornalino::.
.::Contatti::.
.::Links::.
.::Archivio::.
  
|
Prendo spunto per questa puntata di En banda contraria dal gol fantasma di Torino (23 gennaio scorso) di cui si è tanto parlato nelle ultime settimane. Nonostante l’episodio sia stato davvero eclatante e quasi comico per alcuni aspetti, personalmente non mi sono stupito più di tanto: ho visto molte cose paragonabili accadere sui campi di gioco, situazioni spesso irreali e lontane dalla logica più elementare che alla fine dei conti sono state comunque da accettare. Un po’ lo sport riserva di queste stranezze e non solo nell’ambito del calcio a 5 e tantomeno solo in quello italiano: poco tempo fa durante la partita Russia-Spagna per la Eurocoppa 2010 un calcio di rigore trasformato con la palla che sbatte contro il sostegno rigido della rete viene incredibilmente confuso dall’arbitro per una traversa! E qui si giocava ai massimi livelli (per chi fosse interessato digiti su youtube “el robo del siglo!”).
La riflessione che vorrei proporre riguarda invece un aspetto più generale che ha a che fare con la correttezza, quello che in senso generale chiamiamo fair play.
Qualcuno mi ha domandato come funziona in Spagna. Sinceramente non ho molti dati per rispondere. Comunque penso che ci siano diversi aspetti da considerare e prima di tutto un tratto tipicamente italiano ovvero quello di porre la furbizia come un valore molto importante: spesso l’essere furbi, anzi i più furbi, e il tentativo spasmodico di approfittare delle situazioni può davvero generare paradossi.
In più aggiungerei il fatto che ogni anno di più le pressioni che accompagnano lo sport a livello dilettantistico crescono in modo esponenziale trasformando facilmente anche il più corretto dei giocatori e dirigenti nella manina del Thierry Henry di turno (Irlanda docet!). Il desiderio di vincere, l’esigenza di fare risultato spesso cozza con i più basilari principi di correttezza che vengono posti in secondo, terzo o ultimo piano.
Altro dato è la necessitá tutta italiana di costruire un tessuto di regolamenti e legislazioni sempre più fitto e articolato per poi vederlo puntualmente eluso e scavalcato attraverso cavilli, scappatoie se non disattenzioni nei controlli. Alcune societá basano buona parte delle proprie fortune proprio sulla ricerca di irregolaritá che durante l’anno gli avversari non tardano a mostrare.
Per fare un paragone tra i due paesi su qualcosa di molto concreto: in Italia abbiamo bisogno di un controllo dei cartellini prima della partita, dobbiamo istituire obbligatoriamente un momento fair play al termine della gara, dobbiamo fissare le porte al pavimento. Queste sono tre situazioni che in Spagna non ho ritrovato e che credo rappresentino una sorta di diversa concezione del livello di fregatura a cui si potrebbe andare incontro. Così come in Spagna l’appello non si fa (se non in rari casi e in modo approssimativo), il momento fair play è autogestito senza un regolamento definito e le porte sono lasciate movibili per evitare possibili infortuni nel caso si finisse contro un palo, in Italia l’ombra del dubbio aleggerebbe in modo sostanziale su ognuna delle 3 situazioni.
Credo che l’irrigidimento delle regole non sempre sia una soluzione perché, come si sa, fatta la legge fatto l’inganno. Credo che dentro ogni connazionale regni questa deformazione mentale che porta a ricercare in forma automatica la modalitá di aggirare una regola piuttosto che comprendere il senso della stessa.
Penso anche che le trasformazioni socio-economiche che abbiamo attraversato nel nostro paese abbiamo inciso parecchio enfatizzando una sorta di individualismo e di rivalitá che va ben oltre il terreno di gioco. In Spagna (o sarebbe meglio dire a Valencia per quanto ne so io) questa parte è ancora un po’ indietro (anche se non di molto) e il senso di vita insieme, l’attenzione all’altro che si respira per strada si ritrova in parte anche dentro al campo.
Lo sport è uno degli specchi della nostra societá. Il calcio a 5, come sport minore, nato recentemente e sviluppatosi in modo molto rapido è una specie di specchio deformato all’interno del quale si possono vedere in modo amplificato le contraddizioni del nostro vivere quotidiano.
Stiamo vivendo una profonda crisi di valori a molti livelli e in tante occasioni una partita si trasforma in una pericolosa arena dove sfogare tensioni, rabbia e rancori, spesso neanche direttamente associati all’avversario di turno (sebbene non sarebbe una scusante valida). Episodi di questo tipo in cui si dá il peggio di sé sono frequenti e a volte anche aberranti.
Questo è un po’ il contesto nel quale si pone quanto è accaduto a Torino e per questo penso che non si possa essere troppo stupiti di una reazione che a conti fatti fa parte di una normale anormalitá!
Credo che possa essere illuminante proporre il messaggio pubblicitario che una societá di futbol sala fa sul proprio sito internet per reclutare i bambini e i ragazzi per il settore giovanile:
El principal objetivo del Club de Futbol Sala Casa Alcalá es promocionar el deporte del futbol sala entre los más jóvenes de la ciudad y promoverlo entre ellos como elemento de una educación integral, fomentando los valores de respeto, solidaridad, esfuerzo, disciplina y superación.
Senza bisogno di tradurre penso sia piuttosto evidente quanto il nostro ormai logoro discorso sull’investimento sui settori giovanili non abbia solo un senso da un punto di vista di qualitá dei giocatori e dell’utilizzo del denaro, ma vada anche a toccare aspetti più profondi che forse hanno molto a che fare con il gol fantasma di Torino.
Massimiliano
|
                
|