Sito Ufficiale A.S.D. Reggiana Calcio a 5

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Quando racconto quello che ho trovato a Valencia molti non mi credono. Forti dell’idea di un calcio a 5 spagnolo di livello mostruoso non si riconoscono nelle mie descrizioni che forniscono uno spaccato molto diverso. Del resto le idee che ci facciamo sullo sport di un paese straniero sono basate su informazioni molto parziali che spesso si possono sintetizzare nei risultati della nazionale o semplicemente nei nominativi che compongono le rose di alcune squadre in Division de Honor.
Quello che risulta più difficile comprendere è come mai uno sport che riesce a presentare ad altissimi livelli societá come El Pozo Mursia e l’Interviú Movistar, oltre alla nazionale sempre ai vertici delle competizioni internazionali, possa avere un livello di organizzazione molto più basso di quello italiano nelle categorie inferiori.
Per confezionare la risposta introduco un concetto gentilmente offerto da un mio amico valenciano: vamos tirando. È il nostro equivalente del tiriamo a campare, andiamo avanti come si può. Lo sport, soprattutto a livello non professionistico, segue questa linea che porta con sé una serie di aspetti di disorganizzazione e, per certi versi, di improvvisazione.
I motivi sono parecchi. Il più evidente è la cronica mancanza di soldi. Niente a che vedere con la scarsitá di risorse denunciata da sempre dalle societá italiane: qui di soldi davvero nada de nada. Un po’ perché la Spagna ha un’economia molto giovane da un punto di vista industriale e ha basato il suo sviluppo molto veloce degli ultimi anni prevalentemente sull’edilizia. Quindi non c’è tutto quel tessuto di piccole e medie imprese che sostiene lo sport dilettantistico in Italia. Inoltre l’attuale crisi economica ha praticamente tagliato le gambe a tutto il movimento giá di per sé in difficoltá nel rintracciare sponsor (o patrocinador come dicono da queste parti). Quando mancano i soldi ci puoi mettere molta passione, entusiasmo, voglia di fare ma manca uno dei motori fondamentali per fare sport, specie quando questo richiede un impegno ad un certo livello come può essere un campionato nazionale o le ambizioni di chi vuole allenarsi più di due volte alla settimana. La mancanza di denaro per i giocatori crea una situazione di stallo per cui nessuna squadra può fare forti investimenti e si campa essenzialmente sui settori giovanili, quelli sì davvero il fiore all’occhiello di tutto il sistema che altrimenti credo farebbe molta fatica a stare in piedi. Per questo risulta complicato chiedere a chi giá gioca gratis o quasi di vivere lo sport con professionalitá e le stesse societá sono poco motivate a strutturarsi in un certo modo più o meno per gli stessi motivi. Insomma qui la forbice tra uno sport fatto per hobby e uno praticato in maniera un po’ più professionale si sente tanto e questa situazione sta cominciando ad intaccare anche alcune squadre di serie A2.
Vamos tirando diventa una scelta consapevole di chi ha capito che fare di più diventa impossibile perché strutturarsi in un certo modo richiede un determinato tipo di impegno ai giocatori che non sono sempre disponibile a darlo. La carriera comincia presto da queste parti, ma per gli stessi motivi finisce anche presto. Le prospettive di campare di futbol sala sono molto remote e quindi si prende il proprio impegno sportivo con grande filosofia.
Forse in Italia la maggiore disponibilitá di denaro con la conseguente ondata di giocatori stranieri, che hanno in qualche modo messo una pezza al precario settore giovanile tricolore, ha confuso un po’ le carte. Di certo ha creato una realtá in cui ci si traveste da professionisti (cosa che molti ragazzi stranieri possono fare) quando la dimensione minore di questo sport non lo permette. Primo perché il movimento legato al calcio a 5 è ancora molto piccolo e culturalmente non vi è un forte legame tra l’italiano medio e questo sport: il calcio a 5, ricordiamolo, ha cominciato a muovere i suoi primi passi davvero l’altro ieri. Secondo perché se non fosse per il fenomeno della globalizzazione molti giocatori stranieri non avrebbero grossi vantaggi nel venire a giocare in Italia come professionisti (così come accade alla stragrande maggioranza dei giocatori italiani) e se ne starebbero volentieri a casa. Con buona pace quindi del nostro livello che sarebbe circa dove era 10 anni fa, per il semplice fatto che strutturalmente di cambiamenti se ne sono fatti davvero pochini.
Il vamos tirando spagnolo è dato anche dal fatto che l’urbanizzazione iberica non è così diffusa come in Italia dove, specialmente al nord, ogni 30 chilometri si trova una cittá di buone dimensioni e tra una e l’altra vi sono piccole realtá con forti attivitá produttive. In Spagna ci sono cittá medio- grandi e piccoli centri periferici. La popolazione è inferiore a quella italiana, circa 15 milioni di persone in meno, e il territorio è molto diverso. In una cittá come Valencia esistono sport molto più di spicco come il calcio (ci sono ben 3 squadre di alto livello) e il basket che attraggono a sé praticamente tutte le risorse economiche. Per il futbol sala non rimane praticamente niente e forse è proprio per questo che si sono ingegnati tanto per tenere in piedi il movimento con altre risorse, dal settore giovanile, alle scuole, dalle universitá, agli aiuti del Comune.
Credo sia molto interessante considerare come il calcio a 5 nostrano potrebbe avviare una serie di progetti che possano utilizzare le caratteristiche positive del nostro paese mutuando al contempo, per quanto possibile, le buone pratiche spagnole. E poter trovare così una sorta di compromesso accettabile per la sua dimensione di sport minore senza per questo rinunciare a proporsi anche come una disciplina di buon livello. Oltre che per ridurre un po’ le sue ormai note contraddizioni.
Da questo confronto mi sembra di poter dire che in Italia vi sono delle risorse enormi per poter far bene anche se forse stiamo sprecando o abbiamo sprecato un momento d’oro da questo punto di vista, ora che i rubinetti dell’economia si sono un po’ chiusi. Abbiamo usato molte risorse per cercare di vincere i campionati piuttosto che per cercare di costruire il futuro di questo sport.
Forse la crisi potrá rendere creativo (finanza a parte) qualche dirigente e sono sicuro che qualcuno è giá al lavoro. 

Massimiliano.


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