Sito Ufficiale A.S.D. Reggiana Calcio a 5

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EN BANDA CONTRARIA – numero 0 – 28 settembre 2009

Dopo 9 anni di onorato servizio al calcio a cinque reggiano e 1 a quello forlivese, eccomi qui a Valencia a studiare da apprendista il futbol sala españolo.

La mia ricerca comincia circa un anno fa attraverso internet, raccogliendo informazioni generali e prendendo contatto con quello che sarebbe diventato il mio attuale portiere e compagno di squadra: un ragazzo argentino con un anno di esperienza in Italia che il caso vuole abbia anche giocato contro la Reggiana, Juan Manuel Bermejillo.
Al mio approdo in Spagna mi rivolgo all’officina di futbol sala, un ufficio apposito dedicato esclusivamente a questo sport. Il mio spagnolo under construction non mi permette scambi di grande qualità e me ne torno a casa con alcune informazioni confuse e una lista di nomi e numeri di telefono delle diverse societá sportive di valencia cittá.
Varie telefonate e incontri durante l’estate scorsa mi portano in una societá neo-promossa in serie B, il Levante-Dominicos. Ed eccomi qui.
Questa in estrema sintesi l’andamento dei fatti per quanto mi riguarda. Non voglio dilungarmi troppo su tali aspetti in questa primo numero.
 
Qualche  nota sul senso di questa rubrica, intesa come un piccolo esperimento approfittando della mia permanenza diretta a Valencia.
L’obiettivo di questa rubrica è quello di far conoscere meglio la realtá del calcio a 5 spagnolo, del quale in Italia abbiamo spesso, come è normale che sia, idee confuse, distorte e incomplete.
Per me è un modo per mantenere un contatto con il calcio a 5 reggiano e per fornire un mio personale contributo al suo sviluppo attraverso il confronto con un contesto che, non tanto per partito preso, ma  per evidenti risultati sportivi, si pone come vero e proprio esempio all’interno di questa disciplina.
Non è mio desiderio far divenire questo spazio un diario delle mie alterne vicende personali, bensì di usare queste come spunto per raccontare quello che riuscirò a comprendere del futbol sala valenciano e dintorni.
L’idea è di provare anche a portare qualche aneddoto, più o meno simpatico, dalla penisola iberica mescolando in questo modo sport e stile di vita spagnoli.
Naturalmente mi scuseranno le persone ben più preparate e informate di me su questo argomento per le inevitabili inesattezze frutto di una conoscenza graduale e parziale che man mano cercherò di condividere in questa rubrica.
Il titolo EN BANDA CONTRARIA è mutuato dal campo di gioco è significa più o meno dall’altro lato del campo. Mi piace pensarmi qui in Spagna proprio così, come posizionato da un altro punto di vista dal quale offrire una visione differente di questo sport.

La prima cosa che mi sento di dire, dopo 3 mesi di conoscenza indiretta e diretta del futbol sala spagnolo, è che occorre fare molta attenzione a generalizzare. È facile cadere nella trappola del “in Spagna è tutto così”. Come avviene in ogni parte del mondo esistono all’interno dello stesso paese realtá molto diverse, anche semplicemente a distanza di pochi chilometri. Ci sono molti fattori che giocano a questo riguardo come la grandezza della cittá, la presenza di risorse economiche, la co-esistenza di altri sport di alto livello o che comunque attraggono molto pubblico e la maggior parte dell’attenzione, l’esistenza di un settore giovanile sviluppato o solo abbozzato e tante altre.
Per ora sono riuscito a carpire uno schema generale di quello che accade a Valencia, cittá di circa 700.000 abitanti (più o meno come Torino) del centro-sud della Spagna, terza cittá per dimensioni dello stato spagnolo, con un forte investimento sull’universitá, meta anche di una particolare migrazione italiana e luogo dalla vocazione anno dopo anno sempre più turistica.
All’interno dei vari discorsi ascoltati qua e lá ho potuto giá comprendere come la mia esperienza diretta del futbol sala valenciano vada sempre relativizzata a questo contesto particolare. Basta spostarsi solo qualche centinaio di chilometri più a sud per vedere stravolti alcuni, fin qui, punti fermi e immergersi in una realtá di tutt’altro colore e caratteristiche.
Valencia ha un’attenzione particolare per il calcio. Ci sono 3 grosse societá note ai più. Oltre alla famosissima Valencia, con un passato abbastanza recente di gloria con 2 finali di Champion’s League ai tempi di Hector Cuper, esistono il Villareal (sempre nella liga) e il Levante (serie B). Esistono poi altri sport molto seguiti tra cui spicca senza dubbio il basket. Negli ultimi anni Valencia ha investito anche nella Formula 1 e nell’American’s Cup, sport di livello mondiale che hanno portato a pesanti investimenti economici.
L’economia spagnola inoltre è molto diversa da quella italiana. Si basa prevalentemente sull’edilizia e non conta sulla presenza di un tessuto industriale, costituito soprattutto di piccole e medie imprese, come quello della nostra penisola. Nel recente passato poi la Spagna è stata utilizzata come paese di delocalizzazione di imprese estere dato il costo più basso delle spese, ma i tempi sono decisamente cambiati. Vista la consistente presenza del settore edilizio, l’attuale crisi economica ha colpito in modo molto forte il cuore dello sviluppo iberico.
Va da sé che mettendo insieme queste cose si può facilmente intuire come gli sport minori, come è il calcio a 5, finiscano per raccogliere le briciole delle risorse disponibili costringendo gli addetti ai lavori ad un’opera di ingegno per portare avanti ad un buon livello questo sport. A Valencia questa situazione è molto evidente.
Viene un po’ da pensare come sia possibile che all’interno di un contesto che dalla mia descrizione appare decisamente sfavorevole, il futbol sala spagnolo abbia potuto ergersi ai vertici mondiali di questa disciplina.
E forse nella spiegazione a questa presunta anomalia possiamo rintracciare anche un stimolo per il calcio a 5 nostrano, alle prese sempre di più con una crisi di risorse e con contraddizioni molto forti.

Non voglio svelare subito le carte, ma basti una considerazione come spunto di riflessione: mettendo a confronto la realtá sportiva spagnola con quella italiana mi è capitato spesso che i miei interlocutori accogliessero con una risata la dicitura di nazionale italiana (intesa come simbolo dello sviluppo del calcio a 5 tricolore) composta interamente da giocatori naturalizzati. In questo facendomi notare una volta di più come il modello italiano presenti una pesante anomalia che, per quanto possa essere giustificata come tentativo di sviluppo della disciplina, finisce per divenire quasi un aspetto ridicolo per la sua esagerazione guardandola da questo lato del Mediterraneo.
Naturalmente occorre sempre dare il giusto peso alle chiacchiere da bar ma, citando a grandi linee Diego Abatantuono in una vecchia puntata di Controcampo: “a volte solo nei bar si dicono le cose come stanno realmente!”.

Massimiliano

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