.::Home Page::.
.::Chi Siamo::.
.::La Società::.
.::Le Squadre::.
.::Palazzetto::.
.::Ris. e Class.::.
.::Photo::.
.::Giornalino::.
.::Contatti::.
.::Links::.
.::Archivio::.
  
|
Spagna e Italia a confronto: non è un gioco facile. In questa rubrica l’idea è di capire meglio il calcio a 5 nostrano guardandolo un po’ da lontano per vedere se è possibile cavarne un ragno dal buco. Ma l’impresa risulta complessa. Non solo perché è sempre difficile fare paragoni senza cadere nei soliti luoghi comuni, ma anche perché le variabili in gioco sono davvero tante, intrecciate tra loro e a volte non evidenti nella loro importanza. Il mio sforzo è quindi quello di raccogliere i pezzi del puzzle e provare a montarli in modo che abbiano un senso. Anche se i pezzi arrivano in modo discontinuo, a volte contraddicendosi e rimettendo in crisi le varie ipotesi costruite in precedenza. Da apprendista Sherlock Holmes ho raccolto finora questi indizi, ricordando sempre che la scena del crimine è prevalentemente Valencia, con qualche puntatina un po’ più a sud ad Alicante e a Mursia e qualche racconto di compagni e recenti conoscenti che hanno giocato qua e là nelle diverse categorie.
Il calcio a 5 spagnolo è diviso in modo molto netto tra le due prime categorie (all’interno delle quali giocano quasi esclusivamente professionisti) e tutto il resto del carrozzone (diviso più o meno come in Italia anche se con nomi diversi). Quindi A1 e A2 (honor e plata) hanno giocatori a completa disposizione, con un paio di allenamenti giornalieri. Le cifre che girano sono piuttosto sostanziose, alcuni giocatori di alto livello possono guadagnare anche 200.000 euro all’anno, ma ci sono anche molti che giocano per 1000, 2000 euro mensili. Quindi c’è sempre un’ampia variabilitá anche se il range è decisamente consistente. E non mancano naturalmente anche qui le contraddizioni.
Sotto questo muro si apre una scenario costituito nella quasi totalitá da squadre i cui giocatori non percepiscono nulla. E nulla vuol dire nulla! Nada de nada!
Possono esserci delle eccezioni quando parliamo di paesini piuttosto piccoli, all’interno dei quali il futbol sala è uno degli unici sport di interesse e pertanto alcune aziende possono investire qualcosa, ma sempre cifre piuttosto ridotte e discontinue. Oppure possono esserci alcune societá che si imparentano con gruppi sportivi molto più prestigiosi e possono da questi attingere alcune risorse.
Quindi il grosso della piramide del futbol sala spagnolo sopravvive sulla libera scelta dei giocatori di prendersi un impegno sportivo senza che venga loro riconosciuto nulla da un punto di vista economico. Anzi in diverse occasioni è possibile riscontrare situazioni nelle quali i giocatori stessi o anche gli allenatori si preoccupano di compensare alcuni aspetti non presenti: è il caso del materiale sportivo, dell’acqua per gli allenamenti, dell’organizzazione delle trasferte.
Un po’ quello che accade in Italia a societá appena avviate nelle quali i giocatori sono in parte anche dirigenti e nelle quali l’idea di partenza è che si gioca per il gusto di giocare e stare insieme cercando di pezzare le difficoltá con le proprie risorse, che possono essere la macchina, la lavatrice di casa, piuttosto che alcune competenze presenti tra i membri del gruppo (che so, uno che faccia il commercialista per lavoro).
D’altro canto vi è un altro indizio piuttosto interessante che riguarda la qualitá di base dei giocatori presenti nei non professionisti, molto dotati tecnicamente e capaci di una serie di accorgimenti tattici spesso rinvenibili in Italia solamente in squadre di alta serie B e a salire. Con la conseguenza di mantenere un livello piuttosto alto dello sport a fronte di investimenti molto limitati, specie se confrontati con quelli della nostra penisola.
Per mettere insieme questi due aspetti credo non sia sufficiente tirare in ballo il discorso riguardante il settore giovanile. Non che questo aspetto sia poco importante, tutt’altro. Ma credo che preso singolarmente finirebbe per semplificare troppo le cose.
Non è una novitá che in Spagna vi sia un forte investimento sui giovani. Un mio amico valenciano mi faceva notare come negli ultimi 5 anni l’Italia non abbia riproposto più atleti giovani di alto spessore a livello mondiale contro un Nadal, un Alonso e una serie di giocatori di calcio (Torres e Villa per esempio) provenienti dalla penisola iberica. Non ho una visuale così ampia dello sport per poter accertare questa osservazione, ma sicuramente è un fatto piuttosto evidente che in Italia si investa poco sui giovani non solo nello sport, ma nella società in generale. E che questa sia una tendenza accentuatasi negli ultimi anni.
Credo che quindi ci sia un problema strutturale del modello italiano che non aiuta il mondo dello sport e il calcio a 5 in particolare, quale disciplina nuova e minore, a svilupparsi secondo dei criteri logici, ovvero investendo sulla sua base più importante, la formazione dei giocatori partendo da lontano.
Messo questo punto forse diventa più chiaro come all’interno del nostro puzzle dobbiamo cominciare ad introdurre diverse altre variabili: la struttura delle scuole, le politiche di urbanizzazione, il legame tra universitá e sport, una societá ancora non presa completamente in una crisi di individualismo, il concetto di sport come diritto del cittadino, l’idea e il rispetto delle regole.
Nelle prossime puntate proveremo a vedere più da vicino tutti questi aspetti.
Massimiliano |
                
|